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Alitalia, lacrime e sangue

Fiumicino. Presidio Cub questa mattina, i sindacati: "Ai lavoratori non si possono chiedere ulteriori sacricfici"

FIUMICINO - Il cda Alitalia-Sai ha «partorito» licenziamenti, esternalizzazioni, tagli salariali, precarietà e ridimensionamento del vettore aereo. Lo afferma una nota di Cub Trasporti (Confederazione unitaria di base). «Altro che decollo promesso da Montezemolo e Renzi- scrive il Cub - A quanto pare anche l’Alitalia italo-emiratina si sta inesorabilmente avvitando e precipitando in una situazione identica a quella in cui sono finite sia la Cai e, prima ancora, la ex-compagnia di bandiera. 
Altro che decollo promesso da Renzi e Montezemolo nel 2015. Sono bastati 2 anni dall’ingresso di Etihad e di nuovo si è determinata una situazione finanziaria e debitoria delicatissima per la “nuova” Alitalia. 
Ormai è assodato: finora il nuovo management alla cloche di Alitalia-Sai dal primo gennaio 2015, come era stato con i “capitani coraggiosi” alla guida della privatizzata ex-compagnia di bandiera, sono solo riusciti a licenziare, tagliare i salari, peggiorare le condizioni di lavoro, diminuire gli standard di sicurezza per chi è in servizio, aumentare la precarietà. Con buona pace delle altre organizzazioni sindacali che hanno firmato e si accingono a stipulare accordi di ulteriori sacrifici e rinunce per la categoria. 
Tutti gli altri obiettivi per il rilancio di Alitalia sono miseramente falliti, peraltro in una condizione di traffico passeggeri e merci crescente, in un periodo in cui si registra un’ampia crescita dei profitti per i vettori aerei (Iata ha reso pubblico che nel 2016 si è raggiunto il record di utili per le aerolinee: 36 miliardi di dollari) ed in un arco temporale in cui il costo del petrolio è ai minimi storici. 
L’aumento delle rotte intercontinentali non si è mai adeguatamente concretizzato, sia per gli accordi penalizzanti sottoscritti dalla Cai con AF, Klm e Delta sia soprattutto per il mancato ingresso in flotta degli aeromobili di lungo raggio più volte promessi dall’investitore emiratino ma mai “atterrati” a Fiumicino. 
In realtà l’Alitalia, ieri come oggi, senza un vero piano di impresa (…a parte il recente restyling delle divise e degli aerei) e senza il supporto di un Governo capace di imprimere un cambio di rotta, è rimasta esposta alla aggressiva concorrenza delle compagnie low-cost soprattutto sul corto e medio raggio, con l’inevitabile epilogo che tutti ormai conosciamo ed in molti davamo per scontato. 
Nonostante ciò il management AZ, senza la minima esitazione, puntuale come un orologio svizzero, fa piombare sulla categoria le pretese di nuovi tagli e nuovi sacrifici da scaricare sulle spalle dei lavoratori. 
Paradossale - prosegue il Cub - è il silenzio e l’immobilismo delle altre organizzazioni sindacali che come successo in più occasioni, sanno bene che il management AZ sta predisponendo ulteriori inaccettabili conseguenze per la categoria, le cui condizioni saranno ulteriormente trascinate in un inesorabile dumping che, a partire dai dipendenti Alitalia, travolgerà tutto il comparto, come successo negli ultimi anni. 
Altro che licenziamenti, esternalizzazioni, precarietà e tagli. E’ ora che si torni a parlare di stabilizzazioni e che riprendano servizio i lavoratori licenziati, alcuni dei quali tenuti fuori dalla compagnia nonostante i Tribunali del Lavoro ne abbiano ordinato la reintegra: una pagina drammatica che ha coinvolto addirittura i disabili e che non accetteremo di nascondere sotto il tappeto». 

(12 Dic 2016 - Ore 19:55)

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